QUATTRO “DESIDERI” PER IL NUOVO ANNO...
- 12 gen
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Aggiornamento: 18 gen

Durante la Messa di conclusione del 2025, nell’omelia, ho provato ad esprimere quattro “desideri” per il nuovo anno nella nostra Comunità (mentre ovviamente continuiamo a dare corpo alle scelte indicate dal Sinodo)
Ecco i primi due:
Il primo riguarda la celebrazione della Messa domenicale: fare sempre di più che questi momenti siano un dono per tutti, dove tutti trovino un’esperienza intensa di incontro con il Signore e con la comunità. Mi piacerebbe che ciascuno di noi fosse capace di coinvolgere altri a partecipare a questi momenti così fondamentali per la fede, sentendoli propri e belli, e così avendo il coraggio di chiamare altri a prenderne parte!
Il secondo riguarda l’ascolto della Parola di Dio: avere di più il coraggio e il desiderio di trovarsi, in parrocchia o nelle case, per leggere insieme il Vangelo e la Scrittura, in modo che questa ispiri e rivoluzioni le nostre vite, facendole fiorire e diventare trasparenza di carità e di speranza, là dove siamo ogni giorno; e anche che questa trasformi sempre più questa Comunità.
Terzo: che la Comunità sia un luogo capace di comunicare e testimoniare uno stile provocante per questo mondo tormentato. Papa Leone tempo fa ha chiesto questo alle Chiese che sono in Italia: ogni comunità diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono. La pace non è un’utopia spirituale: è una via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione. E che chiede oggi, più che mai, la nostra presenza vigile e generativa.
Quarto: l’attenzione agli adolescenti. Se dovessi dire a chi è oggi fondamentale continuare a guardare, per annunciare, testimoniare e coinvolgere nella bellezza dell’essere cristiani, ancora una volta direi: gli adolescenti, i nostri ragazzi. Anche (e forse soprattutto) i più scapestrati, quelli che dicono “non mi interessa”, “non ci credo”, “mi annoio a venire”, “ mi vergogno”, “mi prendono in giro”, “è da retrogradi”, “andiamo solo per combinarne”, ma che in se stessi cercano qualcosa per cui valga veramente la pena vivere, non solo sui social ma in carne e sangue. Come comunità possiamo avere ancora a cuore questi nostri ragazzi in cerca di vita e – in fondo – di Dio?
don Marco

